
Ieri abbiamo portato la nostra solidarietà ai braccianti in sciopero nelle nostre campagne.
Lo sciopero nazionale, indetto dall’USB, ha bloccato la raccolta rendendo visibile e concreto un fiume di lavoratori che il governo ha deciso di ignorare con l’ingiusto provvedimento di regolarizzazione contenuto nel decreto Rilancio.
Il provvedimento, infatti, ignorando l’attuale contesto di emergenza sanitaria che ha reso ancora più visibile e urgente la necessità di regolarizzare tutte le persone presenti sul nostro territorio al fine di assicurare l’esercizio del diritto alla salute, ha emanato un decreto che riserva la regolarizzazione solo ad i lavoratori impiegati in alcuni settori escludendone altri (ad esempio edilizia,turismo, ristorazione, logistica ecc. …).
Inoltre i requisiti di accesso previsti, quali avere un permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, (ignorando le conseguenze dei decreti Sicurezza) essere stati sottoposti a rilievi fotodattiloscopici prima dell’8 marzo 2020 (ignorando tutte le persone che non potranno produrre attestazioni di presenza rilasciate da organismi pubblici) solo per citare alcune delle criticità di questo provvedimento, di fatto avranno l’effetto di escludere moltissimi cittadini e lavoratori stranieri.

Ai nostri sportelli, realizzati con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, continuano a pervenire quotidianamente decine di telefonate e richieste di informativa legale, ogni giorno raccogliamo segnalazioni di persone che non rientrano nei parziali e ingiusti criteri di questo provvedimento.
Ieri abbiamo consegnato ai braccianti che vivono e lavorano nelle nostre campagne, acqua, kit-igienici e altri materiali di prima necessità grazie alle tante donazioni che abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere. Dai loro racconti emergono le preoccupanti contraddizioni e conseguenze che scaturiscono dal subordinare il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, andando a rinforzare quei meccanismi che si dichiara di voler eliminare, ovvero la sottomissione del lavoratore e della lavoratrice a qualsiasi forma di ricattabilità e sfruttamento.
