M. arriva in Italia nel 2016. Prova ad andare in Svizzera ma alla frontiera viene rimandato indietro, si stabilisce quindi a Roma dove riesce a formalizzare la richiesta di asilo e viene inserito in un centro di accoglienza.
Dopo un anno la Prefettura lo manda a Potenza. M. deve ricominciare da capo. Il salto non è facile. “Piano piano”, come ormai M. ha imparato a dire, riesce a ricreare una rete di amici, frequenta la scuola di italiano , la nostra squadra di calcio.
Mentre è ancora in attesa di ottenere il riconoscimento della protezione internazionale, M. non ne può più di stare in un centro di accoglienza, non ne può più di sentirsi dire per ogni cosa “piano piano”.
Si mette alla ricerca di un lavoro e, anche grazie al nostro aiuto, lo trova.
Alla firma del contratto perde il diritto di restare nel centro e allora ci mettiamo insieme alla ricerca di una casa
Troviamo anche la casa ma non ha ancora lo stipendio. Così gli prestiamo dei soldi che lui restituisce in appena un mese.
Consegue la licenza media, studia per la patente di guida, si concede sempre qualche partita di calcio … La vita sembra incanalarsi nel verso giusto quando il tribunale gli riconosce la Protezione umanitaria.
Sembra una storia a lieto fine ma M. non può sapere che cosa accadrà con il Decreto Salvini
Tutte le persone protette con le misure di protezione umanitaria non potranno più rinnovare il loro permesso di soggiorno. Delle migliaia di persone considerate vulnerabili sino a pochi mesi prima solo quelli che hanno una regolare e redditizia posizione di lavoro possono provare convertire il permesso di soggiorno.
Ma neanche il lavoro regolare basta! Infatti la QuesturadiPotenza – come molte altre – richiede di produrre il Passaporto.
M. pur essendo in Italia ormai da anni, identificato tramite le impronte digitali, in possesso di Carta di Identità rilasciata dalle autorità italiane, è costretto a tornare nel suo paese per ottenere il Passaporto.
Perché? Per essere identificato dopo 4 anni trascorsi regolarmente in Italia?
Dopo mesi di disperazione M. ha deciso di affrontare questo viaggio, ma è molto costoso e non ha i soldi a sufficienza per affrontarlo.
Noi però non crediamo che questa sia semplicemente una questione di soldi.
Questa è la storia di una persona, è la storia di un fratello, è una storia di amicizia, è una storia di giustizia!
Per questo motivo facciamo appello a tutte e tutti, aiutateci a trovare il bandolo della matassa perché la vita di una persona non può essere un groviglio di burocrazia e leggi ingiuste.
Abbiamo bisogno di raccogliere la cifra di 1000 €uro sotto forma di donazioni o prestiti.
Ci incontriamo, ci sentiamo o potete fare direttamente un bonifico:
IBAN IT40 F030 6909 6061 0000 0146 257 con causale
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